Doppio tour d’autore per il maestro Alessandro Antonelli

A grande richiesta il tour d’autore relativo all’architetto Alessandro Antonelli raddoppia: due mezze giornate dedicate alla scoperta dell’intercapedine della Mole Antonelliana e ai curiosi segreti della Casa Scaccabarozzi, più conosciuta come la “Fetta di Polenta”.

Due mattine frizzanti a sgambettare sugli scalini che percorrono l’interno della cupola della Mole Antonelliana, simbolo della città di Torino, capolavoro dell’eclettico stile ottocentesco del maestro Alessandro Antonelli, tra il 1863 e il 1889, anno successivo alla sua morte. Prende il nome dal fatto che fu per anni l’edificio in muratura più alto d’Europa e l’aggettivo ovviamente dal suo autore. Partiamo dalla cosiddetta Aula del Tempio per addentrarci sempre più nel cuore del monumento fino a raggiungere gli 85 metri della terrazza panoramica, che soprattutto nel bellissimo sole domenicale lasciano i partecipanti senza fiato, ma non da meno la mattina del venerdì 25 novembre in cui l’aria era tiepida e la pioggia finalmente sopita.

Accompagnati da guide esperti i Sigg. Cancellieri e Amodio, siamo immersi nello storico mondo del maestro da un lato e nei moderni interventi di restauro e ripristino dall’altro. Curiosità e cronaca costellano il tour d’autore che tiene con il naso all’in sù i partecipanti fino ai 167,50 metri d’altezza complessivi della Mole.

A differenza di Pietro Fenoglio, visita sul Liberty del giorno precedente, scopriamo un architetto più in vista, attivo nell’amministrazione e politico, contribuendo all’assetto anche della città sia di Torino che il nativo territorio novarese.

Rinfrescati dall’aria della terrazza e appagati del paesaggio ammirato ripercorriamo la discesa che segue la sapiente inclinazione delle pareti della Cupola, lasciati caschetti di sicurezza ci dirigiamo alla volta della caratteristica “Fetta di Polenta”, la prima casa da redditto conosciuta, con un appartamento per piano, realizzata dal grande maestro che a sfidato le maldicenze e la avversità della storia le quali la davano per instabile vista la sua forma esile e alta, quasi all’inverosimile.

Questo curioso edificio è realizzato su un terreno trapezoidale di sua proprietà (1840-81) e gli attribuisce il nome della moglie, Francesca Scaccabarozzi, nobildonna originaria di Cremona. Fallite infatti le trattative per ampliare l’area con l’acquisto della proprietà adiacente, Antonelli recupera in altezza ciò di cui non disponeva in larghezza: un edificio alto 24 metri con lati di dimensioni differenti, che vanno dai 16 metri di via Giulia di Barolo, ai 4,35 metri su corso San Maurizio, fino ai 54 cm.

Accompagnati dalla presenza e dalle parole dell’architetto Andrea Lorenzon dello Studio Civico 13, studio di giovani professionisti che ne hanno curato il restauro e risanamento conservativo oltre che gli interni per realizzare gli spazi della Galleria Franco Noero, negli anni di permanenza degli stessi. Ad oggi è residenza privata.

Con l’architetto Lorenzon scopriamo le caratteristiche celate dalle facciate, un gioco di piani e di spazi, gli elementi architettonici, le fasi costruttive, gli escamotage per recuperare lo spazio interno, il quale varia tra i 29 e i 32 metri quadri circa, con ad esempio l’utilizzo dell’estroflessione dei serramenti. Un racconto appassionato da un lato e tecnico dall’altro a togliere le consuetudini su questo simpatico e chiacchierato edificio cogliendo la sua essenza e carattere più veri per vedere con occhi nuovi e giusti uno dei più particolari edifici di Torino.

Si ringraziano tutti i partecipanti che hanno voluto conoscere maggiormente la propria città e l’architetto Andrea Lorenzon per la disponibilità. Da parte nostra la volontà di promuovere le bellezze e l’architettura che troppo spesso diamo per scontata, vicina ed eterna senza approfondirne gli aspetti: cultura e passione aiutano a tutelare nelle memorie e nei luoghi gli edifici che hanno costruito la nostra storia.

La visita è parte del progetto RestrucTour,  Tour d’Autore.

“L’Antonelli è un artista sullo stampo di quelli del Rinascimento; nel suo vasto cervello ogni concetto piglia una grandiosità che si spinge fino ai limiti dell’ineffettuabile; avrebbe dovuto vivere al tempo dei Medici, sotto un Leone X, e avrebbe lasciato di sé qualche colosso immortale come la cupola di San Pietro, o il Palazzo Pitti, a dire perennemente il suo nome”

cit. Vittorio Bersezio

By | 2016-12-05T18:51:02+02:00 Novembre 30th, 2016|Archivio Eventi|0 Comments